L’Italia è improvvisamente un posto migliore, l’ha detto facebook.

Sì, insomma, tutti lì a gioire e a fare sfottò contro Berlusconi, Moratti, Mastella (ti piace vincere facile, eh?). Che poi, per dire, sono due settimane che li hanno mollati anche i leghisti. Com’era la storia della nave e dei topi?

Insomma, c’ho l’insofferenza che monta, ad ogni aggiornamento di stato, ad ogni gruppo condiviso.

Ha ragione Makkox, non siamo mai contenti.

Però almeno gli altri mi fanno ridere.

Il film di Boris sembra la Gialappa’s (o dell’andare al cinema a vedere una tv un po’ più grande)

Si, lo so che Boris non è “La TV”. Però il meccanismo è quello: l’affetto per i personaggi e i tormentoni che conosciamo a memoria.

Così si finisce per diventare esattamente quello di cui si voleva fare la satira. E fa niente se tutta quella tristezza per i giorni che stanno vivendo – che stiamo vivendo – alla fine va sprecata. Tanto ci pensa Leonardo a portarla a casa (e dài dài dài!).

E il post è meglio del film, ve lo assicuro.

[…] a un certo livello è semplicemente un riflesso condizionato, potrebbe essere qualsiasi cosa, una luce troppo smarmellata, un ralenty ridicolo, a un certo punto abbiamo detto di no. Però non ce ne siamo andati, andare dove? Alla nostra età? E poi ormai c’è la crisi dappertutto, così siamo rimasti lì, aspettando che un altro riflesso condizionato ci rimettesse in carreggiata, che un’altra voce nella nostra testa ricominciasse a dire Dai. Dai. Dai che stavolta ce la possiamo fare. Dai che stavolta la portiamo a casa. Perché sarà diverso, stavolta. […] Poi, quando tutto ricomincia ad andare a rotoli, non abbiamo neanche la forza per mandare tutto a fanculo; ci resta il sospetto di essere noi stessi il problema, noi che tolleriamo tutto quello che ci scorre intorno finché non ci sovrasta, noi che siamo sempre disposti al compromesso, anche col demonio, anche col proctologo del demonio, ma sappiamo veramente cosa vogliamo? Se a un certo punto, a furia di restringere le nostre ambizioni, a circoscriverle, le ridurremo a un punto – cosa ci sarà in quel punto? Dai dai dai, ma dai dai cosa? Cos’è che vogliamo veramente portare a casa?

Il discorso del re (la scuola è finita)

Ma solo a me ha dato fastidio il fatto che nel momento in cui il re dichiara guerra, invece di creare panico e angoscia e terrore e disperazione, esca tra gli applausi e gli abbracci di amici e parenti, come se fosse appena uscito dalla recita di fine anno?

Winter in a solitary park

Di mesi spesi senza dire una parola

Sono stati mesi intensi, di frasi adatte all’occasione, che non lasciano traccia, ma somigliano a noi. Pieni di deboli ossessioni, di frasi che non contano, ma che fanno male.
Sono stati mesi di cose importanti, eppure così inutili, all’apparenza. Mesi di serie tv e di dischi che cambiano la vita, tutto nel giro di 40 minuti, perché la soglia dell’attenzione è quella che è.

Ma la domanda importante da farsi sarebbe: dov’ero io quando tutto questo succedeva e, sopratuttto, NON succedeva?

Consapevolezza

A volte mi rendo conto di scrivere delle boiate, dei luoghi comuni marci, e mi salvo dicendo che sì, è una boiata, però lo so. E’ il postmoderno (vedi alla voce “Il postmoderno spiegato da Hervé, cioè io, in comode lezioni da un minuto”)
Comunque, per quanto mi riguarda, il postmoderno è finito. E’ finito nel momento in cui io faccio questa riflessione sul riconoscere il trucco dello “scrivo una boiata (o una citazione) ma, nel momento in cui lo dico, non lo è più. Tana libera tutti!”. La consapevolezza dell’essere consapevole di aver scritto una boiata, in sostanza. Si potrebbe andare avanti all’inifinto, tipo in un quadro di Escher.

Allora a questo punto mi immagino questi uomini evolutissimi dell’anno 3000, tutti piuttosto infelici, ma che hanno sviluppato questa sorta di consapevolezza alla n, e che quindi sono consapevoli di essere consapevoli di essere consapevoli (n volte) di dire delle boiate. Quando invece basterebbe dirla e fregarsene, in fondo, per essere felici.

Se ne sono sbattuti il cazzo, ora tirano su un palazzo, han distrutto il bosco di gioia, questi grandissimi figli di troia.

Ho visto Avatar. (Senza occhialini)

♥ Songbird

Sono uno strano nerd.

Con tutto il tempo che passo al computer, non si capisce come faccia a fregarmene a tal punto dello spippolamento coi software, i sistemi operativi, gli/le add-on* ecc. Basti pensare, ad esempio, che convivo con vista da più di un anno e che non ho assolutamente voglia di cambiare.
E’ per pigrizia, lo ammetto, ma tant’è.

Fatto sta che un amico mi ha fatto scoprire Songbird, un software per la gestione della musica assolutamente freeware, che batte I-tunes (o almeno: quello per windows) 6-0 6-0, secco.
Già il fatto che fosse obbligatorio metterlo, I-tunes, per gestire l’I-pod, era una cosa che mi faceva girare i cosiddetti, e maledire il tipo della mela (che alcuni vorrebbero santo subito, ma che a volte non è poi così diverso dal signor Finestre). Aggiungete poi che Songbird è infinitamente più leggero, pur avendo un interfaccia simile e la possibilità di caricare copertine e menate simili (che io, essendo un nerd-atipico, non starò qui a spiegarvi).
E questo basterebbe, per me, ma il particolare che mi fa letteralmente perdere la testa si chiama LyricMaster. E’ un(‘) add-on, semplicissimo da installare, che permette di visualizzare i testi delle canzoni che state ascoltando. Cioè: voi fate partire la canzone e AUTOMATICAMENTE appare il testo di fianco. Dico: ma non è un a cosa meravigliosa? Sono ancora qui che gongolo, dopo giorni, e non mi capacito di come abbia fatto a vivere senza, finora.

Unico problemino, bisogna essere on-line, è vero. Ma tanto noi, quand’è che non siamo connessi?

*ma “add-on”, è maschile o femminile?

Col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe

Succede che a un certo punto, conosci uno che utilizza lo scudo fiscale per il rientro dei capitali dall’estero. Dentro di te pensi che è una carogna, che ha evaso chissà quanti milioni di euro (miliardi di lire, anzi), che chissà i suoi operai quanto prendevano di stipendio e che sarai, in qualche modo, complice di questa cosa.
Dovresti odiarlo, uno così. Dovresti. E invece ti sembra anche una brava persona, per quanto tu possa capire in quei cinque minuti che lo vedi in cassa.

Non ci sono più i cattivi di una volta.

Strane speranze

Molti modenesi voteranno Bersani sperando che realizzi il programma di Marino. Sì, lo so, è strano, siamo persone strane.

Leonardo (sempre lui)