Di socialnetwork e illuminanti rivelazioni (e trovare sempre nuovi modi per deprimersi)

Ultimamente ho avuto un po’ di tempo libero (tempo libero da internet come lo mastico di solito: tanti blog, un po’ di giornali, le serie tv. Molto poco interattivo, molto 1.0) e mi sono guardato un po’ intorno per capire qualcosa in più sui social network. Dov’è che bisogna assolutamente essere? Dove si ritrovano quelli fighi? E come si fa a sopravvivere in tutti questi posti in maniera decente? Anche Leonardo, per dire, ha da poco smesso di scrivere su Piste, per mancanza di tempo.

Le cose che ho capito sono diverse e le dico così, velocemente, con lo sguardo da neofita leghista che commenta al bar sport il video porno di belen (che potrei inserire nei tag, si sa mai che faccio un po’ di accessi. Tutti accessi che diventeranno accessi stabili, ovviamente).

Il blog è lo spazio più ragionato e infatti lo trascuro tantissimo, perché richiede tempo dedizione e costanza. E poi tanto non lo legge nessuno, quindi perché impegnarsi per una cosa che non mi porterà nemmeno un po’ di immortalità/fama/accettazione sociale/ghigni di scherno, perché comunque non importa come, ma basta che si parli di me.

Facebook invece è tanto sputtanato quanto imprescindibile. E’ inutile fare gli spocchiosi, starne fuori significa stare fuori dalla realtà. (Che in effetti è un posto bruttissimo popolato da gente egocentrica e logorroica e guardona e populista, ma non per questo non usciamo più di casa la mattina per stare a casa a leggere Adorno. A parte quando ci dondoliamo sull’orlo di qualche psicopatologia, ovviamente)

Twitter è già più di nicchia, anche se ugualmente sputtanato dai media, per i quali si riduce a “i giovani che fanno le rivoluzioni su Twitter” e a qualche celebrità che scrive un paio di banalità settimanali. Io non ci sono, non ancora, ma ci sto pensando. I 140 caratteri sono un po’ riduttivi e si finisce con lo scrivere la frasetta cinica alla Spinoza oppure cose personali che non interessano a nessuno e che si potrebbero scrivere tranquillamente su Facebook. E poi se nessuno ti followa?

Di Frienfeed ne so ancora meno, se non che serve ad aggregare tutti i socialcosi ai quali si è iscritti (e quindi potenzialmente essere sommersi dal flusso degli aggiornamenti. E in effetti sentivamo il bisogno di altre fonti di distrazione) e che ogni tanto ne esce qualche discussione interessante, ma tutta interna al circolo dei blogger (blogosfera? Non so bene come definirla, le etichette che gli sono state date fanno tutte un po’ schifo. Comunque ci siamo capiti, quella gente là)

Questo è quanto.

E il punto in fondo non è tanto decidere dove stare e come starci. Quello viene dopo.

Il problema vero è quando ti accorgi di avere così tanti posti per dire delle cose, e niente di veramente interessante da dire. Peggio ancora, solo il non accorgersene. (O forse no, è un vecchio dilemma)

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