Consapevolezza

A volte mi rendo conto di scrivere delle boiate, dei luoghi comuni marci, e mi salvo dicendo che sì, è una boiata, però lo so. E’ il postmoderno (vedi alla voce “Il postmoderno spiegato da Hervé, cioè io, in comode lezioni da un minuto”)
Comunque, per quanto mi riguarda, il postmoderno è finito. E’ finito nel momento in cui io faccio questa riflessione sul riconoscere il trucco dello “scrivo una boiata (o una citazione) ma, nel momento in cui lo dico, non lo è più. Tana libera tutti!”. La consapevolezza dell’essere consapevole di aver scritto una boiata, in sostanza. Si potrebbe andare avanti all’inifinto, tipo in un quadro di Escher.

Allora a questo punto mi immagino questi uomini evolutissimi dell’anno 3000, tutti piuttosto infelici, ma che hanno sviluppato questa sorta di consapevolezza alla n, e che quindi sono consapevoli di essere consapevoli di essere consapevoli (n volte) di dire delle boiate. Quando invece basterebbe dirla e fregarsene, in fondo, per essere felici.

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