In colpevole ritardo

Da queste parti si ha l’impressione che Veltroni non dovesse dimettersi e che tutto quello che verrà, d’ora in poi, non potrà che essere peggio. (Fatta eccezione per la candidatura di qualcuno nuovo, è chiaro. Ma chi ci crede?)

La toppa Franceschini è peggio dello strappo. e non può che portare al disastro alle europee. E Bersani? Bersani l’ha annusato quel disastro e col cavolo che ha intenzione di accollarselo sulle spalle.

Quindi che si fa?

Ci si deprime, come Sofri?

La sera che è morto il PD, avevo appuntamento con Pippo Civati per fare due chiacchiere sul PD. Si sapeva che stava male, ma non ci saremmo aspettati questa fine. Siamo andati in un bar e abbiamo fatto un brindisi a Walter Veltroni. Il gin tonic ha aumentato il mio stordimento, e l’ebbrezza del cambiamento qualsivoglia si è mescolata a una tristezza da fallimento. Ho pensato che forse era sbagliato il PD, e forse solo la bravura di Veltroni in campagna elettorale ha alimentato l’illusione che si potesse fare una cosa così. Poi la bravura è passata, e si è visto che sotto il PD c’erano tutti i fallimenti e le mediocrità di prima, e nessuno aveva davvero intenzione di rimuoverli. E se metti dei rapinatori a fare la guardia alla cassaforte, e quelli poi si rubano la cassaforte, ti vengono dei dubbi sulla bontà dell’idea. Forse bisognava fare altro. O forse è il gin tonic.

Oppure si decide di tornare al baffuto XP, come dice Bordone?

Ci sono dei tizi che conosco che hanno un’associazione, e usano Windows da anni (non si può avere tutto dagli amici). Non troppo tempo fa hanno deciso di cambiare e hanno installato Vista. Vista prometteva di essere una rivoluzione, un modo per essere più vicini a quello che funziona adesso, risolvere i problemi della sicurezza mentre ci si diverte, sfruttare a pieno le potenzialità di un apparato che meritava di fare e dare di più, almeno sulla carta. Nessuno aveva provato niente, di fatto. Ma, si sa come vanno queste cose, poi uno si fa prendere e spera che tutto quello che promette lo spot sia mantenuto. All’inizio, appena hanno installato Vista, hanno avuto l’impressione che tutto andasse divinamente. Poi le macchine cominciato a perdere colpi, imbarcare virus e programmini accessori che le rallentavano come una tromboflebite: insomma si sono resi conto che c’erano dei difetti strutturali, e, anche se Vista sembrava fosse stato riprogettato da capo, in realtà applicava coi lustrini le stesse logiche dei sistemi precedenti. Quindi dopo un anno hanno capito che in sostanza era un sistema ancora più incartato del precedente, nonostante il maquillage esteriore di cui godeva. Insomma, i programmi vecchi non andavano più; quelli nuovi si incartavano (con una certa originalità nei messaggi di errore, bisogna ammettere). Non ci si riusciva a lavorare proprio. Anche l’ordinaria amministrazione, tipo mandare le mail, risultava complicata.
Da oggi questi tizi che conosco hanno deciso di formattare tutto. Secondo me dovrebbero reinstallare Windows XP. Sarà noioso quanto vuoi, sarà la solita vecchia solfa baffuta, ma almeno funziona. E bene.

Io per il momento mi deprimo, poi vediamo.

A proposito di partecipazione politica, anche se mi viene un prurito strano a pronunicare questa parola: Partecipazione. (La scrivo, ché mi dà meno fastidio)

Cosa è accaduto al nostro modo di pensare la responsabilità del bene comune? Oggi che sono pezzi d’antiquariato le vecchie sezioni politiche di paese e che nessuno vota più per appartenenza ideologica, alle persone sono rimaste altre forme di partecipazione ai processi di elaborazione politica? La risposta realistica per la maggioranza è no, ma quello che inquieta è che nessuno sembra sentirne la mancanza.

E’ sempre lei, Michela Murgia, e dice una cosa che penso da tempo, ma che non mi veniva detta così bene.

Sospensione dell’incredulità

shepard-fairey-008-up-obama-t-shirt-13A volte mi chiedo se non stiamo prendendo tutti un abbaglio. E badate, non lo faccio per fare quello che “mi si nota di più”.

Anche se a dire il vero oggi giravo su facebook, con tutti che dicevano di guardare il giuramento, e una certa tentazione di tirarsene fuori e dire voi dov’eravate, oppure che ingenui, ce l’avevo.

Solo che.

L’ho seguito anch’io, e mi venivano le lacrime a vedere quella roba là. E non c’era nemmeno un violino o un pianoforte, che sennò avrei frignato come un bambino.

Che poi alla fine della festa uno pensa a quello che succederebbe se ce l’avessimo noi, uno così, in Italia. E ho come l’impressione che lo prenderemmo a pernacchie un politico che usa le parole sogno, cambiare, credere. Altro che magliette e bandierine.

Quand’è che siamo diventati così cinici?

LMVDPB. La mia vita descritta piuttosto bene

everybody-lies-house-md-1395807-1280-1024Ho mentito tutte le volte che ho detto “sto bene”. Tutte le volte.

E questo lo sapevano tutti. Era per questo che distoglievano gli occhi.

Siamo tutti vigliacchi. Non è vero?

(Gipi – LMVDM)

La buona novella. E non fate gli offesi, please.

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E anche il 2008 è andato e non ci siamo fatti troppo male

Eccoci qua, a fine anno. I bilanci mi sono sempre piaciuti, un po’ come le classifiche. Si fa il punto della situazione, si riparte.

Pronti? VIa!

Qua ci sono i voti di Gianni Mura, a 100 personaggi sportivi e non, in 3 puntate.
1,2,3
A volte fa un po’ troppo la morale, ma è un uomo di altri tempi, Gianni, e così glielo perdoniamo sempre. Anche perché si capisce che si tratta di morale e non di moralismo.

Questo invece è il bilancio musicale di Paolo Madeddu.
Se dovessi dire con certezza che musica piace, a Madeddu, non lo saprei. Però scrive questi articoli corrosivi, che sono più satira/critica sociale, che critica musicale. E non è mai banale.

Questi, più modestamente, sono i miei migliori del 2008.
Libri
Chuck Palahniuk – Rabbia (E’ del 2007, lo so, ma gira e rigira mi sono accorto di non aver letto nemmeno un libro scritto nel 2008 )
Dischi
Offlaga Disco Pax – Bachelite
Baustelle – Amen
Film
Paolo sorrentino – Il divo

Choose life. Oppure: Choose not to choose life. A piacere.

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…but that’s going to change, I’m going to change. This is the last of this sort of thing. I’m cleaning up and I’m moving on, going straight and choosing life. I’m looking forward to it already. I’m going to be just like you: the job, the family, the fucking big television, the washing machine, the car, the compact disc and electrical tin opener, good health, low cholesterol, dental insurance, mortgage, starter home, leisurewear, luggage, three-piece suite, DIY, game shows, junk food, children, walks in the park, nine to five, good at golf, washing the car, choice of sweaters, family Christmas, indexed pension, tax exemption, clearing the gutters, getting by, looking ahead, to the day you die.

Piccole forme di resistenza quotidiane

Prendere l’autobus.
O andare in bici quando fuori piove e ci sono 3 gradi.
Ritagliarsi degli spazi intimi, e leggere Il sergente nella neve. Anche se il 98,3% delle persone che conosci non sapranno mai chi è, Rigoni-Stern. E comunque non gliene potrebbe fregare di meno.
Ignorare quelli che ti chiedono l’amicizia su facebook, ma nella vita reale nemmeno ti salutano.
Farsi crescere la barba.

Che tanto non serve a niente, lo so, ma mi fa sentire meglio.

Alla faccia di quelli che non ci credevano (compreso me, ma era più che altro una questione scaramantica)

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Che poi un giorno leggi un incipit e anche quello parla di te (che egocentrico!)

Facciamo che per adesso siamo sempre alle presentazioni.

Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori.

Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch’erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un’ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo.

Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l’acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo: pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete.

Questo era il terribile: la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non aver febbre di fare qualcosa in contrario, voglia di perdermi, ad esempio, con lui.

Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla. Non mi importava che la mia ragazza mi aspettasse; raggiungerla o no, o sfogliare un dizionario era per me lo stesso; e uscire a vedere gli amici, gli altri, o restare in casa era per me lo stesso.

Ero quieto; ero come se non avessi mai avuto un giorno di vita, né mai saputo cosa significa esser felici, come se non avessi nulla da dire, da affermare, negare, nulla di mio da mettere in gioco, e nulla da ascoltare, da dare e nessuna disposizione a ricevere, e come se mai in tutti i miei anni di esistenza avessi mangiato pane, bevuto vino, o bevuto caffé, mai stato a letto con una ragazza, mai avuto dei figli, mai preso a pugni qualcuno, o non credessi tutto questo possibile, come se mai avessi avuto un’infanzia in Sicilia tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne; ma mi agitavo entro di me per astratti furori, e pensavo il genere umano perduto, chinavo il capo, e pioveva, non dicevo una parola agli amici, e l’acqua mi entrava nelle scarpe.

(E. Vittorini,  Conversazione in Sicilia)

Facciamo che tra un po’ si comincia sul serio.

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