Sospensione dell’incredulità/2 (di Piombini e Messia)

civati e serracchiani

Scrivo solo due righe, come al solito, per sollevare un paio di dubbi.

A leggere su internet sembra che nel PD tutti lo vogliano, un terzo candidato, e che sia giovane e laico. O perlomeno una delle due, santiddio.

Quindi, i nomi che si fanno, sono Serracchiani, Civati e Marino.

Ora, e dovremmo averlo capito dall’esperienza di Scalfarotto o del referendum sulla fecondazione assitita, quello che a noi frequentatori della rete può sembrare un grande consenso, potrebbe essere nella realtà uno zerovirgola o poco più.

E difatti i piombini se ne sono accorti, tant’è che ci vanno molto cauti con le candidature.

Civati, ad esempio, che ha fatto questo bellissimo discorso al Lingotto, non lo conosce nessuno. Immaginatelo candidato ad un congresso contro quei due. Non so nelle vostre realtà, ma nel mio paesino, seimila anime e tre/quattrocento iscirtti, prenderebbe forse un voto, il mio.

Per la Serracchiani invece, la faccenda è un po’ diversa. Lei un po’ di visibilità l’ha avuta, e meritatamente. Eppure sembra che tutta questa esposizione le abbia fatto un po’ paura. La capisco, e capisco che continui a ripetere che “non abbiamo bisogno di un Messia”. Ché mentre lo dice si capisce che sta dicendo “non sono io il Messia che state cercando, non sono ancora pronta”.

Sembrerebbe che ci sia una carrettata di buone ragioni per lasciar perdere, saltare il turno e turarsi il naso anche stavolta.

Però,                                                                                                                                                                                                                                però,                                                                                                                                                                                                                                 però.

Nononstante tutto questo, ci vorrebbe un po’ di coraggio.

Avanti dài, proviamoci, you’re are the ones we’ve been waiting for.

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