♥ Songbird

Sono uno strano nerd.

Con tutto il tempo che passo al computer, non si capisce come faccia a fregarmene a tal punto dello spippolamento coi software, i sistemi operativi, gli/le add-on* ecc. Basti pensare, ad esempio, che convivo con vista da più di un anno e che non ho assolutamente voglia di cambiare.
E’ per pigrizia, lo ammetto, ma tant’è.

Fatto sta che un amico mi ha fatto scoprire Songbird, un software per la gestione della musica assolutamente freeware, che batte I-tunes (o almeno: quello per windows) 6-0 6-0, secco.
Già il fatto che fosse obbligatorio metterlo, I-tunes, per gestire l’I-pod, era una cosa che mi faceva girare i cosiddetti, e maledire il tipo della mela (che alcuni vorrebbero santo subito, ma che a volte non è poi così diverso dal signor Finestre). Aggiungete poi che Songbird è infinitamente più leggero, pur avendo un interfaccia simile e la possibilità di caricare copertine e menate simili (che io, essendo un nerd-atipico, non starò qui a spiegarvi).
E questo basterebbe, per me, ma il particolare che mi fa letteralmente perdere la testa si chiama LyricMaster. E’ un(‘) add-on, semplicissimo da installare, che permette di visualizzare i testi delle canzoni che state ascoltando. Cioè: voi fate partire la canzone e AUTOMATICAMENTE appare il testo di fianco. Dico: ma non è un a cosa meravigliosa? Sono ancora qui che gongolo, dopo giorni, e non mi capacito di come abbia fatto a vivere senza, finora.

Unico problemino, bisogna essere on-line, è vero. Ma tanto noi, quand’è che non siamo connessi?

*ma “add-on”, è maschile o femminile?

Col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe

Succede che a un certo punto, conosci uno che utilizza lo scudo fiscale per il rientro dei capitali dall’estero. Dentro di te pensi che è una carogna, che ha evaso chissà quanti milioni di euro (miliardi di lire, anzi), che chissà i suoi operai quanto prendevano di stipendio e che sarai, in qualche modo, complice di questa cosa.
Dovresti odiarlo, uno così. Dovresti. E invece ti sembra anche una brava persona, per quanto tu possa capire in quei cinque minuti che lo vedi in cassa.

Non ci sono più i cattivi di una volta.

Strane speranze

Molti modenesi voteranno Bersani sperando che realizzi il programma di Marino. Sì, lo so, è strano, siamo persone strane.

Leonardo (sempre lui)

Statuto del PD, art.3 comma7. “Non facciamoci prendere per il culo.”

Lo dico così, perché è chiaro che nessuno di quelli che in questi giorni ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, avrebbe potuto: Grillo non può candidarsi alle primarie del PD perché ci ha presi per il culo fino all’altroieri.

E sì: siamo permalosi.

Del resto poi, siamo uguali al PDL, siamo antidemocratici, siamo contro la giustizia e l’ambiente, cosa avremmo da dirci noi e Beppe? Siamo mica come quel santo di Tonino, ché lui sì, dirige un partito veramente democratico e aperto! (Tant’è che non si capisce perché Grillo non si candidi alle sue di primarie. Chissà.)

Vabbè, però guardiamo al lato positivo della faccenda: se non altro Grillo è uno che non fa il martire, e pare che, con la solita ironia che lo contraddistingue, abbia sdrammatizzato paragonando il comitato del PD che lo ha escluso, all’Inquisizione-Hitler-Stalin-TuttiIDittatoriDelNovecento. Da morire dal ridere.

Henry era gay

Primi effetti della canzone di Povia.

Sospensione dell’incredulità/2 (di Piombini e Messia)

civati e serracchiani

Scrivo solo due righe, come al solito, per sollevare un paio di dubbi.

A leggere su internet sembra che nel PD tutti lo vogliano, un terzo candidato, e che sia giovane e laico. O perlomeno una delle due, santiddio.

Quindi, i nomi che si fanno, sono Serracchiani, Civati e Marino.

Ora, e dovremmo averlo capito dall’esperienza di Scalfarotto o del referendum sulla fecondazione assitita, quello che a noi frequentatori della rete può sembrare un grande consenso, potrebbe essere nella realtà uno zerovirgola o poco più.

E difatti i piombini se ne sono accorti, tant’è che ci vanno molto cauti con le candidature.

Civati, ad esempio, che ha fatto questo bellissimo discorso al Lingotto, non lo conosce nessuno. Immaginatelo candidato ad un congresso contro quei due. Non so nelle vostre realtà, ma nel mio paesino, seimila anime e tre/quattrocento iscirtti, prenderebbe forse un voto, il mio.

Per la Serracchiani invece, la faccenda è un po’ diversa. Lei un po’ di visibilità l’ha avuta, e meritatamente. Eppure sembra che tutta questa esposizione le abbia fatto un po’ paura. La capisco, e capisco che continui a ripetere che “non abbiamo bisogno di un Messia”. Ché mentre lo dice si capisce che sta dicendo “non sono io il Messia che state cercando, non sono ancora pronta”.

Sembrerebbe che ci sia una carrettata di buone ragioni per lasciar perdere, saltare il turno e turarsi il naso anche stavolta.

Però,                                                                                                                                                                                                                                però,                                                                                                                                                                                                                                 però.

Nononstante tutto questo, ci vorrebbe un po’ di coraggio.

Avanti dài, proviamoci, you’re are the ones we’ve been waiting for.

A posteriori. Una buona ragione per essere andati a votare.

Non aver contribuito all’esultanza di questi qua.

Metterci una croce sopra

La scena dei seggi elettorali deserti di oggi pomeriggio era surreale quanto prevedibile.

Certo è che siamo arrivati a rendere il referendum una roba ridicola: da quando ho il diritto al voto, io che sono del 1985, devo ancora vederne uno che raggiunga il quorum.

Di chi è la colpa? Dei politici che incitano all’astensionismo o dei media che non ne parlano nemmeno di striscio? Di chi lo ha proposto oppure di chi non va a votare? (ché se almeno si potesse prestare, il diritto al voto di oggi lo avremmo dato volentieri agli iraniani, visto che noi abbiamo ampiamente dimostrato di non sapere cosa farcene)

Fermarsi cinque minuti cinque a riflettere, prima di. (Ma anche durante o dopo, andrebbe bene lo stesso)

Il voto. Varie ed eventuali (e ce n’è per deprimersi, come sempre)

Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?

Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?

(Massimo Gramellini)

Scrivere su un post-it giallo e attaccarlo accanto alle famose targhe davanti alla sede del PD.

Eletti in Europa da parte dell’UDC:

Magdi Allam
Carlo Casini (dico Carlo)
Ciriaco De Mita
Tiziano Motti
Saverio Romano

primo dei non eletti: Emanuele Filiberto

(Luca Sofri)

le europee servono a questo. Sono la nostra riserva di proporzionalità, la sagra del partitino che ogni cinque anni per un pomeriggio ci fa sentire speciali. Ma passa subito, e il giorno dopo torniamo bipolari: berlusconiani o anti, comunisti o anti, antianti o anti.

(Leonardo)

Qui, poi, una cosa un po’ più lunga e più seria

Piccole relazioni extraconiugali

Poi alla fine ho avuto anch’io la mia scappatella, come tanti altri in queste europee.
Me ne sono pentito nello stesso istante in cui lo stavo facendo, ma l’ho fatto lo stesso. E anche con un brivido di piacere, sapete com’è: la clandestinità, la scommessa ecc. ecc.
E’ andata com’è andata (male direi), un voto non “utile” sicuramente, e poi si tornerà di corsa nella calda sicurezza del letto coniugale.
Solo che sarebbe bello se lassù qualcuno leggesse questo segnale come si deve. Quelle liste, soprattutto in circocsrizione centro, erano im-pre-sen-ta-bi-li. Almeno avessimo avuto uno Scalfarotto o una Serracchiani. No, a noi è toccato Sassoli.
Quindi va bene tutto, noi siamo sempre pronti a perdonare, e il matrimonio va salvato, soprattutto per il bene dei figli. Però sappiate che esiste anche il divorzio.

Pagina Successiva »